Salute e sicurezza dei lavoratori. L’impegno dell’operaio Marco Bazzoni
Dobbiamo riconoscenza a Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico ed RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza) di un’azienda toscana, già promotore di una campagna contro lo spot sulla sicurezza del lavoro voluto da Sacconi. Con il suo impegno e competenza ha evidenziato ritardi e non conformità (rispetto alla Direttiva Europea) della legge italiana sulla sicurezza sul lavoro, il DLgs 106/09 fatto da questo governo in modifica del precedente (DLgs 81/08) e la Commissione EU gli ha dato ragione. Si tratta di diversi profili, quali posticipazione di obblighi di valutazione dei rischi, eccessiva deresponsabilizzazione del datore di lavoro in caso di delega, esenzione dell’obbligo del doc. di valutazione dei rischi per aziende con meno di 10 lavoratori, ecc. Il Ministero del Lavoro parla di “censure di dettaglio”, ma sono aspetti importanti e l’Italia dovrà fornire chiarimenti, adeguarsi o pagare una multa.
Questa vicenda è rilevante se pensiamo che la questione qualità/sicurezza del lavoro è una grande ferita aperta nel nostro paese. Ci risuonano ancora sinistramente nelle orecchie le parole del ministro Tremonti (“..non ci possiamo permettere certe leggi come la 626..”).
Per quanto riguarda gli infortuni mortali (980 vittime nel 2010) arrivano segnali di peggioramento dai dati provvisori del 1° semestre 2011 (dati riferiti agli eventi occorsi “sul luogo di lavoro”, non quelli “in itinere”). Per le donne, anche gli infortuni totali sono in aumento. Ma un altro aspetto passa ancora troppo sotto silenzio: quello delle malattie da lavoro. Disturbi muscoloscheletrici e pesantezza del lavoro, alcuni tipi di tumore, patologia da stress e tante altre malattie indicano che il contributo del lavoro al peggioramento delle condizioni di salute è rilevantissimo. Si stima che il numero dei morti per malattia da lavoro sia almeno quattro volte superiore a quello dei morti per infortunio.
Assicurare interventi più efficaci sulla sicurezza sul lavoro è un compito fondamentale della nuova Italia che vorremmo. Ma già oggi, anche a fronte di grandi differenze tra regioni su questo tema, dobbiamo stringere il nostro impegno. Posta la responsabilità primaria del datore di lavoro, dobbiamo promuovere il più possibile la partecipazione e la competenza dei lavoratori. La gran parte delle imprese italiane (microimprese) non ha ancora una rappresentanza dei lavoratori per la sicurezza (RLS Territoriali).
Le risorse per i servizi di prevenzione delle ASL sono in riduzione (grazie ai tagli sulla sanità e assistenza…) ed il tema della salute dei lavoratori rischia una marginalizzazione nella struttura sanitaria pubblica. Vi è la necessità di incrementare in particolare l’impegno sulla ricerca, riconoscimento e prevenzione delle malattie professionali.
Il tratto peculiare del nostro sistema produttivo, a petto degli altri paesi europei, è quello della microimpresa. Molti piccoli imprenditori o non si curano a dovere della salute dei lavoratori o sono “vittima” di consulenti che, con costi anche elevati, producono doc di burocratici di valutazione dei rischi con tanto “copia-incolla” e poche indicazioni concrete e specifiche di prevenzione. Per questo, insieme ad irrinunciabili elevati livelli di vigilanza e relativi provvedimenti, sarebbero utili (altro che modifica dell’art. 41 della Costituzione!) anche maggiori interventi di assistenza-informazione alle microimprese da parte delle associazioni e delle istituzioni.
Infine non possiamo
non riconoscere che il problema n.1 è quello dell’illegalità e del lavoro nero che caratterizzano così pesantemente l’Italia (tutta) e che certamente non viene adeguatamente affrontato, anche considerando la scarsità di risorse degli Ispettorati del Lavoro e l’assenza di volontà politica di questo governo agli sgoccioli.
Mauro Valiani
Forum Salute SEL



























