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18 gennaio 2012

“Riforma del mercato del lavoro e rapporto IRPET”

FORUM Lavoro ed Economia SEL Livorno.

“Riforma del mercato del lavoro e rapporto IRPET” – 11.01.12

Documento conclusivo

Che dalla crisi non si possa uscire come ci siamo entrati, è ormai un fatto,prima ancora che un luogo comune. Il governo Monti è l’artefice ultimo di un nuovo assetto delle relazioni sociali e politiche ma anche istituzionali , i cui effetti negativi già si vedono.

Monti completa, con consensi parlamentari di cui Berlusconi non poteva disporre, la rivoluzione passiva avviata nel trentennio liberista.

Non il lavoro,e il suo prodotto, neanche quello accumulato nel profitto capitalistico, costituiscono il metro di misura del valore sociale, ma la rendita e la speculazione finanziaria; sono gli anni in cui si opera un gigantesco trasferimento di risorse dal lavoro alla rendita,si accresce il divario sociale  a punte scandalose, in cui il salario da variabile indipendente diventa variabile dipendente da una logica di mercato che ci ha portato all'attuale disastro; da allora si apre un divario tra le classi sociali,che sembra non avere ancora toccato il fondo;da allora si afferma che le leggi che tutelano i diritti dei lavoratori sono variabili come il loro salario.

Le politiche di concertazione degli anni '90,portate avanti dal sindacato, hanno avuto il loro limite dell'assenza della sponda politica nel centrosinistra;dentro il quale il lavoro aveva perso di essere il riferimento sociale e valoriale. Le politiche di concertazione hanno guidato la riforma delle pensioni di Dini nel '95 e le politiche contrattuali dagli anni '90 ad oggi;le politiche di Monti  rappresentano uno sfregio ai sacrifici che questa scelta di responsabilità hanno comportato.

 Parlare di flexsecurity in Italia è un imbroglio,ma l' art.18 costituisce un valore civile  nella misura in cui il suo ombrello protegge tutti i lavoratori; nel pubblico impiego si è già introdotto il principio che si può licenziare per motivi organizzativi.A fronte della destrutturazione dei diritti,come si sta realizzando alla FIAT, a cui sta seguendo Federmeccanica,dell’apertura della strada alle newco. del divieto di contrattazione nel pubblico impiego,il contratto nazionale conosce una grave ferita;le battaglie difensive non sono sufficienti.

La storia dell' Italia ci dice che i diritti del lavoro costituiscono il punto di riferimento di tutti i diritti,compreso quello all’unità nazionale; non c’è prato di Pontida,non c’è strillo secessionista, che eguagli quanto Marchionne e la destra fanno contro l’unità nazionale con la liquidazione del contratto nazionale, quanto fa Moretti con la soppressione dei treni notturni che collegano il territorio nazionale.

Attacco al lavoro e attacco al perimetro del pubblico si tengono la mano; le modalità della liquidazione delle Province sta provocando

nella  Amministrazione Provinciale di Livorno fibrillazioni molteplici,la fuga dei granchi al Marzocco, di cui è testimonianza quanto sta avvenendo in relazione al bando del Comune di Livorno per richiedere la mobilità  Si può essere anche felpati professori, ma è il carattere di classe della tua iniziativa che decide se sei un democratico od un eversore.

I dati dell'Istat diffusi nelle scorse settimane sul divario crescente tra salari rimasti. sostanzialmente al palo e prezzi ,ci ricordano che non si esce dalla crisi senza una ripresa della domanda interna.

Gli interessi del lavoro coincidono con gli interessi generali; e gli interessi generali sono tali nella misura in cui hanno al centro la valorizzazione del ruolo sociale del lavoro.

E’ inquietante l’assenza di pathos, di mobilitazione della opinione pubblica democratica che ha accompagnato lo scippo alle pensioni fatto dalla Fornero. Nessuno dei grandi organi di informazione,dei grandi agenti culturali  ha rilevato lo sfregio portato alle aspettative di milioni di cittadini-lavoratori sanzionate da leggi della Repubblica.

E’ altrettanto inquietante che questa sostanziale atonia accompagni

l’ennesima riforma del mercato del lavoro che si pone come punto d’approdo il diritto di licenziare per motivi economici; l’estrema mercificazione della forza lavoro: ti mando in pensione più tardi  per appropriarmi delle tue risorse, nel contempo quando mi costi più dei tuoi venti-trentanni ti posso cacciare e sostituire con carne più fresca ed a minor costo.

Quando Monti mette insieme liberalizzazione dei mercati e riforma del mercato del lavoro lancia un messaggio chiaro:che fra la servitù della gleba che lega il benzinaio al petroliere, tra il privilegio corporativo del notaio e il diritto alla stabilità del posto di lavoro non

c'è nessuna differenza; entrambi sono orpelli,pesi che vanno spazzati via per la gloria del capitale finanziario.

Non c'è memoria di un governo nazionale più ideologico di questo;abbiamo un governo che rende il Manifesto di Marx e di Engels un testo di attualità politica.

E’ la cultura della nostra Costituzione che si colpisce;le ragioni del patto fondativo che hanno tenuto insieme in questi sessantanni la comunità nazionale.. Prima ancora di una risposta sociale,occorre una risposta della coscienza civile e democratica del paese; ma occorre anche una cultura politica conseguente.

 Servono nuove riforme che disboschino la giungla contrattuale portando dalle attuali quarantasei (o trentaquattro che siano) a cinque le tipologie contrattuali (tempo indeterminato, apprendistato,contratto di inserimento,un rapporto a termine e part time) e che garantiscano un salto di qualità democratica; è impossibile parlare di un nuovo mercato del lavoro senza fissare per legge i criteri della rappresentatività sindacale ed è esercizio retorico parlare di ammortizzatori sociali universali senza  mai chiarire il grado di copertura di questi eventuali assegni né dove si andrebbero a prendere le risorse per finanziarli.

 

L'apertura sul quadro nazionale non è ossequio ad una liturgia retorica,ma perché con questa cultura liberista dobbiamo fare i conti anche nella nostra realtà.

Abbiamo l'obbligo di capire quanto il combinato disposto tra crisi economica e finanziaria e crisi culturale abbia inciso e incida da una parte sulla natura e composizione dei partiti,sulla loro ispirazione ideale culturale dall’altra  sulla stessa cultura di governo locale: dalla  piatta adesione all'anarchia degli orari commerciali,in una città in cui non si riesce ad imporre l'apertura pomeridiana del Mercato centrale, agli orientamenti non sempre lineari dell' Autorità Portuale , ad una gestione delle politiche del lavoro e della formazione che resta inadeguata, all'indicazione nel Bando del Comune della mobilità prima ricordato che non si vogliono lavoratori “con prescrizioni alla

loro mansione”,alla gestione delle politiche del lavoro.

La crescita di 1 punto di PIL rappresenta solo una scintilla nel mare della stagnazione-recessione in cui versa il sistema nel suo complesso;una inversione di tendenza non avvenuta grazie alla risoluzione di problemi preesistenti,ma per cause esterne. Tuttavia questo punto ci offre una indicazione degli elementi di forza o di minore debolezza su cui puntare.  La domanda proveniente dall'esterno ha trovato una risposta nel sistema delle grandi imprese;

 Livorno risulta tra i primi 8 sistemi locali toscani in questo campo grazie sopratutto ai prodotti petroliferi raffinati e dei mezzi di trasporto. Il contributo del manifatturiero si verifica determinante nel comparto della raffineria,chimica e gomma da un lato ed in quello della metalmeccanica dall'altro. Accanto a questi settori tra i servizi emerge quello del trasporto,magazzinaggio e logistica e quello dei servizi alle imprese.

Il Rapporto IRPET  constatata che le importazioni sono stimate in crescita per tutti i territori,compreso il nostro; il fatto che le imprese del sistema locale non siano capaci di soddisfare la domanda interna viene attribuita alla loro percezione che la crisi non sta affatto alle spalle; il ridotto potere d'acquisto delle famiglie, da una parte,e dell'amministrazione pubblica dall'altra portano alla riduzione della spesa per investimenti . Costituisce  elemento di ossequio al pensiero dominante, annoverare tra gli elementi di debolezza del territorio la mancata riforma del mercato del lavoro nel senso della sua maggiore precarizzazione;invece che individuare in quanto di precario già esiste

la causa della caduta della domanda interna.

Si conferma anche per quest'anno come la crescita del valore aggiunto

sia superiore a quella del  lavoro impiegato nella produzione;gli obiettivi produttivi vengono perseguita  mediante il minore ricorso al fattore lavoro : investimenti di processo da una parte,sfruttamento dall' altra.

 Il Rapporto offre gli elementi per una scansione dell'azione politica e di governo. Emergono come centrali il ruolo della Raffineria ENI,  della componentistica e della logistica; emergono, insieme alle conseguenze della dissennata politica economica dei governi nazionali,quelle legate ai colpevoli ritardi delle Amministrazioni locali nell'opera di programmazione. Non abbiamo indirizzi di politica energetica che consentano insieme alla necessaria conversione del sistema produttivo l'allargamento della sua base economica ed occupazionale. Il dibattito sulla proposta di Piano regolatore del Porto ha rischiato di impantanarsi  in atteggiamenti di insofferenza verso le prospettive che l'esistenza dei Bacini offrono, piuttosto che nello sforzo di tradurre questa dote in concreta occasione di occupazione . Azimut- Benetti resta ancora una occasione di sviluppo non pienamente colta;la WASS, che sta attraversando un delicato momento nel contesto del gruppo Finmeccanica in cui opera,va ancora più radicata nel territorio; Rossignolo è disperso?.Con Pisa invece che confrontarsi su una politica che valorizzi i comuni interessi di sviluppo infrastrutturale dell'area della Costa,abbiamo acceso una  polemica sull'insediamento di Ikea;le difficoltà che ci hanno posto loro per il raggiungimento dell'accordo sulle porte vinciane,ci hanno ricordato quelli che sono gli interessi prioritari da tutelare. A proposito, Ikea ha fatto sapere che intende reperire il proprio personale in un raggio che comprende anche l'area livornese: qualcuno ha avviato un rapporto con l'Azienda?

Due notazioni positive:

- sembra avviata a soluzione la  questione dei collegamenti ferroviari del nostro Porto con l'Europa e

-l' accordo di Del Monte conla CPLper lo sbarco di frutta,operazione quest'ultima che allevia, ma non risolve, il colpo conseguente all'abbandono di Dole.

Due fatti che confermano la giustezza di puntare  sul carattere commerciale, e industriale, del Porto come scelta prioritaria ai fini dello sviluppo economico e occupazionale di Livorno e della Toscana

Resta aperto l'obbligo di dispiegare,accanto alla politica di governo, una iniziativa imprenditoriale che faccia della logistica integrata  occasione di nuovo manifatturiero e con esso di nuova occupazione.

 Livorno è brava a misurare la febbre del sistema ;lo sport preferito resta sempre quello di rincorrere le emergenze e meglio se queste possono offrire il destro a qualche nuova variante urbanistica.

Da ventanni a questa parte l'urgenza delle crisi pare un macigno sulla strada della programmazione.

Senza necessariamente pensare che l'erba del vicino è sempre più verde, ma la differenza tra noi e Pisa si è cominciata a scavare quindici anni or sono quando Pisa fece dei Patti territoriali l' occasione per avviare la programmazione del proprio sviluppo.

Parte il nuovo Piano strutturale,con ritardo di anni, e non si riesce di cogliere una idea,un nucleo progettuale attorno cui innervare lo strumento programmatorio. Si è persa la straordinaria occasione di predisporre contestualmente Piano Strutturale e Piano Regolatore Generale del Porto.

 Noi abbiamo molte situazioni di criticità aperte sul nostro territorio che richiedono  di essere affrontate partitamente ma quello che serve è ricondurre queste situazioni ad un quadro di insieme,unitario,che ispiri da una parte il disegno di governo da portare avanti,dall'altra anche la piattaforma da portare sui tavoli di governo regionali e nazionali.

Iniziativa di lotta e iniziativa di governo sono inscindibili.

Per questo è da irresponsabili, manifestazione del peggiore localismo

andare a cercare motivi di frizione con il Governo regionale.

 Se  l'obiettivo principale è l'occupazione,dobbiamo guardare all'area Livorno-Collesalvetti come un sistema unico che fa perno sull'integrazione porto-logistica-manifatturiero-servizi.La Livornomoderna nasce attorno al suo porto, il suo sviluppo industriale nasce dal suo porto. Il rilancio del manifatturiero,di un nuovo manifatturiero, a favore dell' occupazione, non solo per la nostra area, ma perla Toscanaparte dalla capacità di rinnovare questa vocazione. Questo è uno degli assunti più felici della stesso Piano regionale di sviluppo.

Si è aperto da alcuni mesi un dualismo tra attività commerciali del porto e attività crocieristiche che seguiamo con qualche    preoccupazione.

Il combinato disposto tra i pesanti ritardi nell'adeguamento infrastrutturale del porto (fondali, collegamenti ferroviari ecc.), la delicata situazione che attraversala Compagnia Portuali, la domanda di banchine per il crocierismo di MSC  mettono in discussione il carattere commerciale del Porto.

Non sta a noi valutare l'attendibilità dei piani di impresa della Compagnia e degli altri imprenditori che vogliono fare di Livorno il Polo della cellulosa, le prospettive della frutta ecc,c'è l' Autorità per questo; ma appunto a sostegno di queste decisioni vorremmo chiarezza ed un dibattito aperto sulle prospettive economiche ed occupazionali perché a questo bacino economico ed occupazionale

non si parla nemmeno di rinunciare. Ed ogni amministratore assennato dovrebbe tenerlo presente.

Il valore che attribuiamo al Porto impone una riflessione sulla questione delle regole che devono valere per tutti.La Compagniasta attraversando una situazione di difficoltà, non mancano pubbliche manifestazioni di solidarietà,cui ci associamo ovviamente. Quello che deve servire alla Compagnia come a tutti quelli che operano sul porto è la certezza di operare in un sistema di regole che valgono per tutti; quello che serve alla Compagnia, ma anche alla città tutta, è il rispetto della sua capacità o meno di giocarsi  il proprio ruolo imprenditoriale. Sarebbe un ritorno all'indietro, in linea forse con la cultura Marchionne,il riportarela Compagniaal ruolo di mero prestatore d'opera.

Tra le regole da affermare c'è la scissione della proprietà della Porto 2000,che sta scritta nella legge di riforma. dall'Autorità Portuale Lo sviluppo del crocierismo, le necessità di trovare il giusto equilibrio tra le diverse attività pone come indifferibile questo tema; chi arbitra (l'Autorità Portuale) non può essere anche uno dei proprietari delle squadre in campo(la Porto2000).

Perché il crocierismo diventi una opportunità di qualificazione economica per la città,perché i collegamenti della MSC non diventino una cattedrale nel deserto,ma fattore di equilibrio abbiamo da attendere da parte del governo locale una opera di promozione e di stimolo nei confronti del sistema delle imprese livornesi da una parte, dall'altra una organizzazione della città conseguente:organizzazione degli spazi commerciali, arredo,governo della mobilità

Mentre ragioniamo del presente e del futuro economico dell'area,non dimentichiamo le questioni sociali che ci picchiano negli stinchi: tutto il tema degli ammortizzatori sociali (cassa in deroga ecc.)e qui c'è tutto il capitolo dell'utilizzo dei fondi sociali europei che è tutto da esplorare.

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