Siria, no all’escalation militare. L’Italia giochi da protagonista la partita della diplomazia

Siria

Non possiamo rimanere indifferenti o impotenti di fronte a quanto accade in Siria. La guerra civile che dura da due anni ha già provocato due milioni di profughi, metà dei quali bambini e minorenni, centomila vittime, l’uso di terribili armi chimiche.
Il primo dovere per tutti, dunque, è assicurare ai profughi protezione e condizioni di vita dignitose per tutto il tempo necessario. Stati, organizzazioni umanitarie, semplici cittadini possono, ciascuno in forme diverse, fare qualcosa di utile e noi sosteniamo qualunque azione serva a questo fine.
La seconda cosa indispensabile è agire subito per fermare il conflitto. A questo proposito la comunità internazionale e l’Onu devono moltiplicare il proprio impegno per una soluzione pacifica: imporre il cessate il fuoco, assicurare la presenza di forze di peace keeping delle Nazioni Unite, premere per l’avvio di veri negoziati tra le forze in campo agendo su tutti gli spiragli possibili, accrescere la più forte pressione diplomatica internazionale. In questo senso, chiediamo al governo italiano di svolgere finalmente ruolo da protagonista, anche per aprire un futuro diverso alla Siria, con l’archiviazione di un regime dispotico a favore di un vero sistema democratico, così come avevano chiesto cittadini e associazioni della società civile siriana con una protesta popolare e nonviolenta.
Quello che, invece, non deve accadere è una escalation militare con l’intervento unilaterale di altre nazioni. Già Afghanistan, Iraq, Libia hanno dimostrato che le guerre hanno causato maggiori sofferenze e vittime tra le popolazioni ed hanno alimentato ulteriori spinte fondamentalistiche e terroristiche, senza portare pace, democrazia, futuro in quei Paesi. Oggi la Siria, più di altri, rischia di diventare il micidiale innesco di un conflitto che potrebbe coinvolgere l’intero Medio Oriente, una terra da troppo tempo tormentata e senza pace, crocevia di molteplici contraddizioni che fanatismi, violenza e guerra non risolvono ed anzi aggravano. Per questo ci opponiamo in modo risoluto sia a qualunque intervento militare dietro al quale si celano contrapposti interessi strategici, geopolitici, economici, che al coinvolgimento a qualsiasi titolo dell’Italia.
SEL Toscana condivide, sostiene e si affianca agli appelli promossi da Tavola della Pace, Pax Christi, intellettuali e personalità come Stefano Rodotà, Maurizio Landini, Cecilia Strada ed altri, e in Toscana da Arci e Cgil di Firenze. Ora più che mai “ad ognuno di fare qualcosa”, in nome della vita e dei diritti umani, contro la guerra, per la risoluzione nonviolenta dei conflitti, per il dialogo tra individui, culture, religioni, nazioni: Mussalaha-Riconciliazione!

Giuseppe Brogi, Coordinatore regionale SEL Toscana