Per una sinistra che dall’Olimpo della serie A della politica, il governo, è scesa nelle serie basse di risultati percentuali ad una cifra, come se fosse caduta in Lega Pro, c’è bisogno di un allenatore, di ripartire dal basso. E così Renzo Ulivieri è diventato segretario. L’allenatore di Bologna, Torino, Reggina, ora presidente dell’Aiac (l’associazione degli allenatori), con il cuore «politico» a sinistra, è da mercoledì scorso coordinatore del circolo di Sinistra ecologia e libertà di San Miniato, in Provincia di Pisa. La sua città natale, quella dove ha mosso i primi passi come mister, lo vede ora a «far rinascere la sinistra».
Partiamo dai fondamentali: è nota la sua militanza nel Pci, ma perché lei si sente di sinistra?
«Perché sono nato di sinistra. Ho vissuto una famiglia di sinistra, ho una educazione di sinistra. Oggi dicono che non ha più senso: siccome ho un po’ d’anni sulle spalle, penso il contrario. Ho respirato i valori di solidarietà, di eguaglianza, di giustizia da giovane: sono cose che restano dentro».
La solidarietà però non è solo un valore di sinistra…
«Vede, di fronte a chi a bisogno, sia persone di destra che di sinistra possono sentire il bisogno di intervenire. Ma chi è di sinistra si muove per tutti, non solo per quelli in cui inciampiamo. È un valore che guida tutte le azioni».
Anni ’60, Ulivieri assessore a San Miniato. Com’è andata allora?
«Mi occupavo di pubblica istruzione, tempo libero e sport, non credo proprio di essere stato bravo: ero giovane, non ero preparato. Amministrare è una cosa diversa della politica. Ma ti porti dietro quelle che sei in qualunque ruolo giochi. Anche nel fare l’allenatore, se ne accorgono che sei di sinistra, negli atteggiamenti, nel rapporto con i giocatori: quello è un ruolo dove devi «comandare», noi di sinistra invece cerchiamo partecipazione, condivisione».
Si parla di calcio e si pensa ad un mondo tutto soldi e veline, molto distante dalla sinistra. È così?
«No, nel modo più assoluto. Il mondo del calcio è fatto di giocatori, allenatori, dirigenti. Di lavoratori delle società sportive, di chi è impegnato sui campi. Il mondo dello sport è il quinto-sesto per numero di dipendenti nel Paese. Se si guarda il tutto, bisogna dire che non è vero. E quando parlo con i ragazzi, non ho questa impressione. Ho parlato con tanti presidenti: a diversi gliel’ho fatto notare: “Lei dice di essere di destra, ma mi pare di sinistra nel modo di pensare”. Al presidente del Torino, che aveva appena firmato un contratto con la Fiat, dissi: “Sono tanti soldi, complimenti”. “No, sono tanti posti di lavoro per i miei operai”, rispose. Gli regalai una delle mie tessere del Pci, a cui tenevo molto. Sorrise: “Guardi, non la porto dietro perché sono un vecchio democristiano. Ma la metto lì nel mio studio, la considero un grande regalo”».
Ora lei è diventato coordinatore di un circolo di Sel. Riparte dal basso. Normalmente, alle personalità del mondo del calcio si offre una candidatura perché portano voti…
«Non ho l’età. E non devo fare carriera politica. Il mio sarà servizo allo stato puro, volontariato. Voglio dedicare del tempo alla sinistra, che ha tanti problemi. Quando ho avuto la percezione di essere usato dalla politica, ho sempre risposto no. Qui sono io che lavoro per la sinistra». E cosa ha intenzione di fare? «Bisogna far funzionare questo circolo, qui a San Miniato. Partendo dai risultati delle elezioni: sono buoni, siamo arrivati vicini al 4 per cento. Non abbiamo strutture di base, ma abbiamo una cifra importante, è stato un bel risultato. Non siamo entrati in Consiglio regionale: prendiamola come una fortuna, trasformiamola in un’opportunità. Servirà alla costruzione di noi stessi. Non abbiamo una lira? Saremo liberi. Non dipendiamo da nessuno. Ora bisogna trovare idee: deve diventare la nostra ossessione. Da qualche parte bisogna cominciare per riunire la sinistra. Non c’è altro da fare, è una cosa urgente, non possiamo cazzeggiare. Rischiamo di perdere una generenazione se allunghiamo i tempi. E se perdiamo questa generazione, non recuperiamo più. Chi comincia? Noi».
Perché secondo lei in Toscana la sinistra regge, ma a Nord e a Sud crolla?
«Perché qui c’è una storia, quella regge ancora. Ma la storia finisce. Altrimenti si fanno analisi superficiali, c’è una fiducia che non va dispersa, vanno coinvolti tanti giovani. A loro non offriamo posti, ma la possibilità di impegnarsi. Questo ha ancora un fascino. Siamo noi il massimo della libertà. Tre gli obiettivi: coinvolgere i giovani, dare servizi ai cittadini. E poi, far capire a chi ci guarda chi siamo: persone per bene che si impegnano nell’interesse di tutti».
A Bologna sostenne Cofferati, da sinistra, però con molti dubbi.
«Sono entrato nel Pd, ero nell’assemblea nazionale, sono uscito l’anno scorso: non mi ci sentivo più. Ma senza rancore. Ora guardo ad una forza con la quale costruire il futuro, una sinistra che deve rimanere autonoma e diventare forza di governo: altrimenti, perché fai politica, se non per incidere, per scegliere? Da soli non si va da nessuna parte. Ora la priorità è costruire noi stessi. Poi, penseremo al resto». Perché è uscito dal Pd? «Perché non mi convinceva. Mi sono impegnato molto anche a Bologna, però ho capito che c’era bisogno qua, in Toscana, e nella sinistra radicale. Se ognuno porta un sassolino, lo deve portare qua. Sennò si muore. E una sinistra che si perde, come un sindacato che si perde, è una perdita di democrazia».
Qui in Toscana ci sono state inchieste che hanno coinvolto anche amministratori del centrosinistra. Che effetto le hanno fatto?
«Non le conosco, se non da quello che ho letto sui giornali. Ma sa cosa mi disse un giorno un giudice, uno di quelli che a destra definirebbero una “toga rossa”? Che se un reato viene commesso da uno di sinistra, è più grave. Certo, è una estremizzazione del discorso, ma a noi è richiesta più etica, più senso del bene pubblico. La sinistra si deve riappropriare della missione della politica: che è anche dimostrare concretamente i valori in cui crediamo».
Però poi il centrosinistra fa una legge elettorale che, per voi di Sel, è più penalizzante di quella fatta dal centrodestra al governo: e così in Regione non sarete rappresentati…
«Bisognerà cambiare questa legge».
Senta, se fosse allenatore del centrosinistra che ruolo assegnerebbe a Bersani, Di Pietro e Vendola?
«Bersani centrocampista, Vendola tre quartista di rifinitura, Di Pietro terzino, marcatore».
Al nuovo presidente della Toscana Enrico Rossi e al sindaco di Firenze Matteo Renzi?
«Rossi centrocampista cursore: dovrà correre tanto, lavorare con umiltà. E Renzi… arbitro».
Il Corriere Fiorentino, 4 aprile 2010