Appello alle Donne per chiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio
Noi tutte, come donne, ci sentiamo offese dai comportamenti indecenti di un vecchio satiro che abusa del suo potere di capo del Governo con metodi inqualificabili, come quelli rivelati dai mass media negli ultimi giorni, riguardanti le pressioni sulla Questura di Milano condite da invenzioni grottesche, in favore di una sua amica minorenne. In un Paese devastato dalla crisi economica, dove ormai è indilazionabile affrontare i gravi problemi che assillano la nostra vita quotidiana, il Presidente del Consiglio si dedica soltanto alla ricerca dei suoi salvacondotti giudiziari, ai festini da commedia pecoreccia e agli espedienti per salvarsi dai ricatti a cui lo espongono le frequentazioni poco raccomandabili. Egli si giustifica dichiarando che ama la vita e ama le donne, cercando così la complicità con il maschilismo più deteriore. Nell’era berlusconiana la donna è diventata merce di scambio, utilizzata per il riposo del guerriero in squallidi commerci dove si scambiano favori sessuali non soltanto con soldi e doni preziosi, ma anche con cariche pubbliche: il confine tra privato e pubblico è stato cancellato perchè l’autorità politica viene esercitata per scopi personali. Noi chiediamo agli uomini che vivono relazioni tra i sessi rispettose delle persone di pronunciarsi sulla concezione e la pratica degradante dei rapporti uomo – donna che Berlusconi manifesta. Chiediamo a tutte le donne che provano sdegno per i comportamenti del capo del Governo lesivi della dignità femminile di chiedere con forza le sue dimissioni.
Donne Sel Versilia
Se 60 ore vi sembrano poche
Quando si calcola il lavoro femminile due più due fa cinque.
Dati Eurostat e Commissione Europea (2006-2007) attestano che in media le donne italiane lavorano 60 ore la settimana: sono in Europa quelle che lavorano di più. Sulla somma incide la quantità di lavoro svolto fuori casa che resta maschile nei modi e nei tempi e la mole di impegni di lavoro prestati gratuitamente dalle donne. Questo lavoro gratuito che gli indicatori economici non rilevano tiene in piedi la società la quale, però, restituisce alle donne assai poco rispetto a quanto da loro riceve.
Se questa è la situazione, l'equiparazione tra uomini e donne dell'età pensionabile, ora per le lavoratrici pubbliche domani per tutte le altre, non è davvero una conquista paritaria: azzera i crediti acquisiti dalle donne con il lavoro di cura, non investe sul futuro di molte giovani.
Certo, le donne hanno fatto straordinari passi avanti: oggi più di ieri decidono di sé, della propria sessualità e maternità, hanno più denaro e lavoro retribuito, sono presenti ovunque e vogliono realizzarsi anche di fronte a condizioni proibitive: lavoro precario, carriere intermittenti, redditi più bassi, scarsità di servizi sociali, assenza nelle stanze che contano anche in quelle in cui si decide di mandarle in pensione a sessantasei anni.
Esprimono una soggettività che sollecita una trasformazione profonda per tutti: libertà di scelta, riconoscimento sociale del lavoro di cura e sua redistribuzione tra donne e uomini, efficiente rete di servizi pubblici e nuovi modi di lavorare.
Un’altra civiltà.
Non si può continuare a lavorare tutte e tutti fino alla stessa età senza considerare il tipo di lavoro che si svolge, la vita che si fa e senza pensare a far entrare le giovani donne.
Si può, invece, impostare un sistema pensionistico che contempli la libertà di scelta: andare in pensione tra una soglia minima di età e una massima, in modo da conciliare condizioni di lavoro (innanzitutto quelle con mansioni usuranti) ed esigenze personali. Flessibilità valsa in molte occasioni di ristrutturazione in settori privati e pubblici per ammortizzare i costi sociali e andare incontro alle convenienze dello Stato e delle aziende.
Vogliamo rendere visibile ciò che viene dato per scontato e perciò nascosto.
Vogliamo partire dalla forza di una presa di coscienza femminile e dichiarare pubblicamente tutti i lavori che le donne svolgono, retribuiti e gratuiti, produttivi e riproduttivi, obbligati e volontari.
E’ il momento di dar vita ad una nuova stagione di impegno per la libertà e l’autodeterminazione delle donne come fondamento di un diverso modello sociale, più giusto e solidale.
Grazie!

Gli interventi al Congresso nazionale di SEL
Tutti gli interventi al 1° Congresso nazionale di Sinistra Ecologia Libertà:
22/10/2010 http://www.radioradicale.it/scheda/313850
23/10/2010 http://www.radioradicale.it/scheda/313851
24/10/2010 http://www.radioradicale.it/scheda/313852
Sono intervenuti i compagni toscani:
Alessandro Cannamela – 1° giornata
Corrada Giammarinaro – 1° giornata
Marisa Nicchi – 2° giornata
Niccolò Pecorini – 1° giornata
Alessia Petraglia – 3° giornata
Graziella Pierfederici – 3° giornata
Fabio Roggiolani – 1° giornata
Luisa Simonutti – 2° giornata
Delegazione toscana nell’Assemblea nazionale e nella Commissione di Garanzia
Nell’Assemblea nazionale di Sinistra Ecologia Libertà, della Delegazione toscana, sono stati eletti: Eva Bonini, Alessandro Cannamela, Lisa Clark, Dario Danti, Tiziano Domenici, Andrea Ghilarducci, Mario Lupi, Simone Morosi, Sara Meoni, Martina Nardi, Marisa Nicchi, Carlo Paolini, Niccolò Pecorini, Giulia Simeoni, Luisa Simonutti.
Bozza Statuto di SEL
Bozza dello Statuto di Sinistra Ecologia Libertà approvato al 1° Congresso nazionale – Firenze 24/10/2010
In diretta dal congresso nazionale

La sala è gremita di persone, davvero una grande partecipazione al primo congresso.
L’intervento di Nichi Vendola è stato passionale, travolgente.
In rete potete trovare anche le reazioni al discrorso di Nichi: http://www.google.it/news/i?gl=it&pz=1&cf=all&ned=it&hl=it&q=Vendola
I lavori del congresso sono ripresi con gli interventi degli ospiti e dei delegati.
Vi ricordo che potete seguire il congresso anche tramite twitter e Facebook. www.twitter.com/sinistraelib
Cartolina
Cartolina da: roberto rappuoli
Proposta 1:
Per i lavoratori precari: versamenti contributivi pensionistici che coprano anche i periodi di forzata inattività.
Proposta 2:
Per una visione laica e pubblica della società: azzeramento dei finanziamenti alla scuola privata, chi vuole iscrivere i propri
figli ad esse lo faccia, liberamente, ma si paghi la retta con i propri soldi.
Di contro: A)ritorno concreto dello stato alla scuola pubblica. B)revisione del Concordato.
Proposta 3:
Lotta concreta all'evasione fiscale: si faccia scaricare nella dichiarazione
al cittadino gli scontrini fiscali di qualunque acquisto.








